24/12/2011

Stefano Rorai, un testimone scomodo del Risorgimento

“Nato da antica famiglia del Friuli, la cui nobiltà era stata arricchita con feudi dall’Imperatore Massimiliano I, famiglia che lungo i secoli ebbe uomini preclari in lettere ed armi e dignità, sempre in virtù, ed uno tra molti nunzio di Papa Clemente VII alla corte di Ferdinando re di Ungheria, ebbi dai genitori educazione pia e religiosa per l’esempio più ancora che per i precetti”. Così Stefano Rorai, discendente della nota famiglia pordenonese[1], inizia alcune note autobiografiche, scritte nel 1893 e particolarmente preziose per ricostruire il profilo di un uomo che fu protagonista controverso prima del Risorgimento e poi dell’Italia postunitaria. Stefano Rorai fu certamente un testimone scomodo delle vicende italiane, in quanto inviso dapprima ai clericali, che condannarono la sua scelta di lasciare l’abito sacerdotale e aderire alle idee mazziniane, e poi agli anticlericali che non accettarono il suo pieno ritorno nella Chiesa e il suo impegno nel confutare gli errori delle filosofie positiviste e materialiste, diffusesi nella seconda metà del XIX secolo.

Ancora molto giovane Stefano Rorai prese parte ai moti del 1848, a Roma, dove il padre si era trasferito con la famiglia. A rafforzare i suoi sentimenti patriottici contribuì lo stesso genitore, il quale, in qualità di amministratore del Seminario di Treviso, si rifiutò di concedere alle autorità austriache il cortile del Seminario stesso per la fucilazione di tre modenesi accusati di spionaggio. In seguito a tale episodio il nobile patì umiliazioni tali da portarlo alla morte e il Vescovo di Treviso propose al giovanissimo Stefano di entrare in Seminario. La sua pietà sembrò a tutti segno di vera vocazione e in effetti, nonostante alcuni dubbi, egli pronunciò i voti e si impose una severa forma di ascetismo, portando un cilicio con punte di ferro tre volte la settimana. Nei primi anni di sacerdozio si impegnò nella carità e nell’istruzione religiosa, senza risparmio né ambizione, lasciando ogni merito ad altri; ma ne patì la salute, tanto che fu trasferito a Mestre, dove la notte del 6 gennaio del 1858, durante un terribile uragano, fu anche protagonista di un gesto eroico, avendo salvato da un incendio tre persone. Ammalatosi di polmonite, rischiò la morte, e, per ironia della sorte, rischiò anche di ottenere un’onorificenza da parte degli austriaci, verso i quali maturava sempre più un sentimento di avversione politica.

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Dina Francovigh, probabilmente l’ultima orfana dell’Istituto “San Filippo Neri”

dina francovighDina Francovigh, probabilmente l’ultima orfana dell’Istituto “San Filippo Neri”, fondato dal cardinale Celso Costantini a Castions di Zoppola, dopo la Grande Guerra, è deceduta ieri. Nata il 2 gennaio 1917, era rimasta subito orfana in seguito alle violenze della guerra ed era stata accolta da Celso Costantini e dal fratello Giovanni a Castions di Zoppola, dove aveva ricevuto un'istruzione e le cure necessarie per crescere in serenità. Dopo aver lasciato l’Istituto a diciotto anni, eveva ottenuto il diploma di infermiera della Croce Rossa Italiana e si era dedicata per alcuni anni alla cura dei malati con amore e dedizione. Il suo desiderio era di diventare suora carmelitana, ma le circostanze non le sono state sfavorevoli ed è diventata terziaria dello stesso ordine. Quindi ha scelto di mettere la sua vita a servizio della Chiesa offrendo il proprio aiuto ai sacerdoti. Poi ha approfondito la sua vocazione entrando a far parte dei Volontari della Sofferenza, offrendo con gioia tutte le proprie sofferenze per la santità dei sacerdoti e il bene della Chiesa.

Dina ha trascorso tutta la sua vita con un crocifisso tra le mani, un grande crocifisso di legno e metallo, ormai consumato, che teneva sempre stretto al petto e che baciava di continuo proprio come se fosse vivo. Aveva una spiritualità molto profonda e da tutta la sua persona traspariva un ardente amore per Gesù e Maria, che influiva anche su coloro che vengono a contatto con lei. Infatti molte persone si sono convertite dopo aver avuto la grazia di conoscerla e di frequentarla. Dopo essere stata per alcuni anni in un ospizio di Trieste, è stata accolta da una famiglia di Giais di Aviano, fino agli ultimi giorni della sua vita.

 

Ecco come Dina ha raccontato la sua esperienza con i fratelli Costantini, all’Istituto “San Filippo Neri”:

“Sono uscita piccola, a 18 anni, dall'opera santa del cardinale Celso Costantini e del fratello Giovanni. Vedo ancora le mani sante dei nostri due vescovi di Castions di Zoppola poggiate sulle nostre testine piene di pidocchi! Io avevo le gambette con le croste. Il personale e le suore di Maria Bambina ci curavano e avevano tanta pazienza con le nostre grandi miserie di bambini soli. I nostri due vescovi ci insegnavano tanto amore per le suore e il personale che ci accudiva.

Il cardinale Celso Costantini era per noi come un papà, era veramente buono, e noi eravamo sempre appesi alla sua veste. Dopo un po' di tempo ci hanno divisi: i bambini li hanno mandati negli istituti dove li accettavano, e noi bambine siamo rimaste sempre a Castions e abbiamo incominciato le scuole elementari. I nostri due vescovi ci insegnavano tanta pazienza e amore verso chi ci faceva del bene; ci raccomandavano di studiare e di essere buoni. Ho visto le lacrime scendere dagli occhi di mons. Giovanni Costantini mentre mi correggeva gli errori di un compito in classe.

Con il loro modo di pregare, noi bambini non svegli vissuti senza famiglia, abbiamo compreso perfettamente che la vita richiedeva Amore a Dio e Amore al prossimo, soprattutto se malato. Più avanti siamo passati a Portogruaro e lì abbiamo terminato le scuole. Noi bambine abbiamo poi dato l'esame di quinta elementare a Venezia.

Quello che a me è rimasto impresso nel cuore per tutta la mia vita, è stato il messaggio evangelico, che è la nostra salvezza futura: tanto Amore per Dio e il per prossimo. E' un messaggio così necessario! Fra poco io avrò 94 anni, ma devo ancora testimoniare con la mia vita che si sta concludendo, questo messaggio di Amore grande a tutti, buoni e cattivi. E me ne vado serena, perché ho veduto avverarsi il Messaggio proprio nei miei confronti da una santa e buona famiglia. Grazie, e se potete, fateci santi i nostri due vescovi!”

11:19 Scritto da: kkiaraa_08 | Link permanente | Commenti (0) | Segnala | OKNOtizie |  Facebook